QUALSIASI COSA PASSA PER LA MIA TESTA PASSA PER LA TESTA DI TUTTI,TELEPATIA?
Stava guardando il soffitto, come faceva sempre, creava delle immagini con la mente e le proiettava lassù. Teneva le braccia lungo i fianchi e serrava i pugni, sorrideva ascoltando la colonna sonora della sua vita che rimbalzava ovunque nella stanza spoglia. Era tardi , era notte, era quasi giorno, la luce del mattino filtrava dalla finestra semichiusa antipaticamente attesa, era venuto il momento di spegnere gli occhi per un po',qualche ora di beata quiete spezzata da luccicanti incubi variopinti, prima del solito risveglio assonnato.
" Percepisco il fascino del mio universo come del vostro, si esprime meravigliosamente delirante tra i miei occhi e la mia mente, mi nutro di poesia, mentre cammino scalza sulla brace del mio dolore."
Questo pensava Clarabella, e Orazio lo sapeva.
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maxpotter alle ore 23:31 |
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Stava discutendo sull'indissolubile legame tra l'arte e la vita, si era innamorato di Rauschenberg un giorno, ne aveva intuito il messaggio senza difficoltà, faceva danzare le mani mentre parlava e scandiva ogni sillaba come se fosse l'ultima, se solo lei avesse potuto essere lì, se solo avesse potuto ascoltarlo.
"La semplicità non serve l'ignoranza o la stupidità, serve la consapevolezza di una mente fervida, che si inebria nel piacere della conoscenza e si estende senza trovare ostacoli fino alla saggezza."
Questo diceva Orazio, ma Clarabella non c'era, e lui si sentiva incompleto.
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maxpotter alle ore 17:48 |
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Solo il primo passo
ti ha lasciata inanimata
poi hai alzato lo sguardo verso di lui
che non smetteva di fissarti.
Orazio si cagava dentro i pantaloni
cieco,
non sapeva della tua forza.
(Si incontrarono per caso, lei vestita tutta in raso, lui bianco in viso e rosso sul naso)
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maxpotter alle ore 01:06 |
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Dentro il petto
il muscolo stanco
dignitosamente si addormenta
dischiudendo il gretto involucro di latta
e mentre si svela il sussurro immortale della vita
l'ombra della carne
si accende nella polvere
per dissolversi inutile nel tempo.
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maxpotter alle ore 18:18 |
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Cate McDely - Valli del Natisone -
MP- Io credo che questo trasferimento in mezzo ai boschi, lontano da tutti, non possa che farci bene, che ne pensi?
C- .....................................................!.......................!!!
MP- Quando diventi così scurrile non ti riconsco.
Cate McDely - Poste e telegrafi -
MP- Non puoi continuare così, è il terzo postino che cambiano, capisco che le notizie non sono sempre buone, ma non puoi gambizzarli tutti.
C-..................................................., .....................!!
MP- Il fatto che tu non subisca il fascino della divisa mi sembra una scusa del cazzo.
Cate McDely - Istruzione -
MP- Mi hanno detto che hai terrorizzato l'intera scuola elementare di via Matteotti, certe volte proprio non ti capisco.Prima o poi metteranno me in galera e te in un canile per ergastolane.
C-...........................................................................? ..............................!
MP- Il Ku? La filosofia Zen? Ma che cazzo dici.
Cate McDely - Farfalle -
Mi piace la primavera, si esce di più, ci sono le farfalle. Non l'ho mai capita questa storia, dai vermi nascono colori così belli? Anche i vermi hanno i loro colori. Non sono vermi, sono bruchi? Bene, anche i bruchi hanno i loro colori. In certi film pseudo romantici, quando il tipo vuole provarci invita la cazzona di turno a casa sua per mostrarle la sua collezione di farfalle. Se io fossi una donna non gliela darei per principio. La decifrazione del mondo, diceva Schopenhauer,deve diffondere una luce uniforme su tutti i fenomeni e accordare fra loro anche i più eterogenei. Non esiste niente di più bello, in natura, del volo sincopato di una farfalla, quando ce ne sono cento non so più dove guardare, le inseguo per non perdere il loro fluttuare poetico, così raggiungo l'equilibrio, così mi accordo con l'universo del quale faccio parte, assieme alla mia anima, così poco riconoscibile ma assolutamente evidente, come i colori dei vermi, dei bruchi, dei vermibruchi.
Cate McDely - Fashion Mania -
MP- Sei in bagno da tre ore, sbrigati, siamo in ritardo per la cacchetta serale.
C-................................................!
MP- Cosa significa non esco senza mascara?
Mi mancherai, non perchè preferivi la lettura alla televisione, non per il fine gusto cinematografico da cinocinefila, non per le amabili disquisizioni filosofiche, non per il modo straordinario in cui ballavi Saturday night fever, mi mancherai, Cate, per certe notti che hai passato in piedi accanto a me e al mio silenzio, per l'umana solidarietà e per la gelosia, per il modo che avevi di guardarmi quando urlavo il mio odio al mondo, per come mi hai insegnato il vero valore di un sentimento evidenziando il mio egoismo con il tuo senso innato di protezione a fondo perso, per il tuo attaccamento alla vita, per questo e per altro ancora mi mancherai, per questo e per altro ancora, grazie. Max.
Cate McDely 1993-2009 ( Come nei film, bella, hai visto? E non ridere, che ti sento. ) Volim te, ljubavi.
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maxpotter alle ore 18:03 |
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Scomparire per sempre
dentro la macchina del capo,
che copre il tuo algido senso di morte,
che protegge il volume del tuo corpo leggero,
incorruttibile,
che sfugge alla logica dell'essenza.
La pista è a nord,
l'auto ciondola anarchica,
segue la sua inviolabilità
cibandosi di te.
La macchina del Capo
Il talento non è un dono, è un incubo dal quale non si esce mai. Per fortuna c'è il Capo, e se lo aspetti lui arriva e ti carica come un sacco di merda e ti porta dove non sai, ma lontano da te e dalla tua innata e inetta e stramaledetta e schifosa diversità conclamata. Sei nato così, e il Capo fa il suo lavoro, si nutre della tua schizofrenia in cambio di un passaggio verso il niente, a nord, dove fa freddo, dove il silenzio segue il silenzio, dove potrai rimanere senza pensare e un giorno morirai senza pensare, come se non fossi mai esistito.
" Non c'è pace per gli inquieti."
"Lo so, vomitano succhi gastrci ogni mattina alle otto in punto."
" Il Plasil potrebbe servire?"
" No, lo Xanax potrebbe servire."
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maxpotter alle ore 17:49 |
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Non un movimento di palpebre, immobile.
I polmoni saturi d'ossigeno non si svuotano, si rispecchiano nella fissità.
Così esco di casa, senza nemmeno camminare, volando letteralmente sulle teste di chi possiede una vita, scruto i capelli, i pidocchi, teste ricolme di parole incantevoli, teste succubi di un sogno irrealizzato, e passi,passi nervosi, angosciati, che accompagnano il mio volo, il mio incubo, la mia apnea paonazza, senza meta, senza curve, prendo quota.
Escono dalla scuola.
Imbottigliato dentro una strada troppo stretta per superare, mi incazzo, sbraito, queste mamme stronze che parcheggiano in mezzo e se ne fottono, mentre i bambini arrivano e urlano perchè la rottura di coglioni è terminata, e non ce la faccio più, e una merda umana sbatte la portiera dalla sua nuova punto e fa segno a chi c'è dietro con il pollice, un minuto, come se fosse suo il mio tempo, il tempo di tutti, ne passano dieci, forse di più, e non c'è verso di fare retromarcia, ritorna, scendo.
" Lei è una grandissima testa di cazzo!"
" Ma con che coraggio, davanti a mia figlia."
" Meglio, così potrà farsene una ragione."
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maxpotter alle ore 11:19 |
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Il sangue, lo sento, è caldo. Riesci a toccare la punta del naso con la lingua?
No, ho la luce spenta, mi fanno male gli occhi al mattino, per questo, perchè vivo al buio. Non c'è alba che possa disegnare rime sopra un foglio dopo una notte insonne, l'odore del sangue, è pallido, sembra acqua sporca di tempera, devo lavare il pennello, subito, prima che si incrosti di merda, riesci a toccare la punta del naso con la lingua allora, voglio guardarti mentre lo fai.
Solo uno strappo, tu hai sentito qualcosa mentre succedeva? Non si ferma, esce, ma che vene hai? Sono le mie, sei ridicolo con quella cazzo di lingua, lo sapevo che non ce la facevi.
Le cinque
Stavo correndo, veloce, in cinque alle cinque del mattino, non so perchè, che ho detto, che ho fatto, non ricordo, ma scappavo. Erano in cinque alle cinque. Avevo vent'anni. La macchina, dove cazzo l'avevo messa, e arrivano questi, prima quello piccolino, quello feroce, quello che mi ha dato il primo pugno.
Spegni la memoria stronzo, spegnila.
" Mi sento soffocare. Puoi fare qualcosa?"
" Posso ucciderti, se me lo chiedi, ma non lo farò."
Lo sperma
E' compulsivo. Tutto quello sperma rubato alle voglie di una donna, per appagare un egoismo corrosivo e deprimente. Con il cazzo in mano e il pensiero dentro a un bagno di umori, in un cesso, davanti a uno specchio scheggiato, appoggiato al muro, sempre più duro, sempre più veloce,mentre chi aspetta fuori pensa che tu sia andato a pisciare.
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maxpotter alle ore 17:44 |
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"Quella luce senza nulla davanti, perchè stai in alto, non trovi il cielo, non lo vedi, perchè sei cieco, ti imbarazzi perchè stai per gettare via il tuo dolore, fotogrammi di te, ci hai rinunciato, non hai più voglia di ascoltare il tuo respiro, il tempo perde ogni importanza, sei sordo, non c'è modo di togliere il noioso ronzio di chi ti sfila accanto, perchè non esiste, sei già morto altre volte, i tuoi tentativi di vita sono solo passato, non c'è nessuna emozione, nessun sentimento nelle tue mani, nessun tremore, il conato della liberazione spirituale si sublima in un gesto che dura solo pochi secondi, un minuto in mezzo al mare ti penetra la mente, gli occhi fissano morbosamente dei piccoli frammenti di memoria che si materializzano e vengono metabolizzati con il fragore di una bomba dentro il cervello che scoppia, ridi per quello che non sei riuscito a essere mai, ridi per te stesso, ridi con la mascella serrata e i denti che si spezzano a uno a uno, quando verranno a guardarti curioseranno tra il tuo sangue, ma non potrai mai spiegare lo scempio che hai fatto di te, senza futuro, non sarai altrove."
Alcuni mesi fa me ne stavo su un tetto, ero lì per sintonizzare un'antenna, non so per quale motivo mi sia offerto di farlo, soffro di vertigini, e non ho mai saputo come si sintonizza un'antenna, e ho pensato che avrei potuto cadere, e morire, e mi sentivo sollevato. Scrissi immediatamente sulla mia agenda le quattro righe virgolettate che avete appena letto, perchè è vero, io salgo sui tetti con il mio tascapane, e con la mia agenda, e mi è venuto in mente che la consapevolezza che ho di me è descritta dalla sofferenza interiore, dall'irrequietezza, dall'inquietudine, io so che esisto perchè spesso ho voglia di morire. Mia zia, da allora, prende solo retequattro, e pensa che Berlsuconi sia un perseguitato politico, che Emilio fede sia un giornalista e che in Russia ci sia la democrazia. Io sono ancora vivo.
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maxpotter alle ore 12:06 |
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Si accompagnava da solo, con delle stampelle di legno. Gli occhi bruni sotto un casco di capelli canuti e splendenti, tossiva piano per non farsi notare da nessuno, sorrideva. Non vomitava più al mattino, il suo lettore cd un po' ingombrante riproduceva solo e sempre la sinfonia fantastica di Berlioz. Una vecchietta arrugginita nei movimenti e con il volto invaso dalle rughe bestemmiava davanti al prete intento a bere un decaffeinato macchiato caldo, la Fata si lasciava guardare da chiunque, fasciata dal suo raso nero dal quale usciva, a grumi, carne avvolta da alcuni strati di pelle bianca e grinzosa. Non vomitava più al mattino, da qualche giorno, si sentiva di poter parlare e parlò, non appena gli fu chiaro che nessuno l'avrebbe ascoltato. Disse buon giorno a voi. L'Aggiustatutto era ormai ubriaco di metanolo rubato dallo scatolone rosso che sua sorella teneva in cantina per quando ci sarebbero stati ospiti importanti, ma non ce n'erano, non ci sarebbero stati, mai. Il cane Rasputin dormiva sotto la sedia sbilenca del Capo che, un cazzo su, un cazzo giù, spiegava a una giovane infermiera come si spurgava il sacchettino della merda che teneva sotto il maglione grigio consumato e puzzolente. Disse buon giorno di nuovo, un po' più forte, perchè non parlava più con nessuno dal capodanno del sessanta, quando augurò qualcosa al comandante dei vigili urbani poco prima di tornarsene a casa volando, perchè ancora poteva farlo, correndo, perchè andava e andava ed era giovane, era il grande Zamboni. Il burbero impiegato del catasto con i suoi bozzi in testa leggeva il quotidiano e bofonchiava paroloni pneumotoracici addosso alla foto di alcuni operai comunisti stronzi che sventolavano bandiere davanti al palazzo delle margherite. Tossì poco prima di abbassare lo sguardo davanti agli occhi cerulei della Fata, inciampò sulla pancia del cane e rovinò in terra, le stampelle si agitarono di loro iniziativa e colpirono al capo Rasputin che non smise di russare però, nemmeno un po'. Non provava vergogna, non sapeva cosa fosse, perchè lui non sapeva nemmeno bene cosa fossero i sentimenti, a dire il vero non aveva mai nemmeno pianto, nemmeno amato, o scopato, ma avrebbe voluto, e invece aveva respirato e respirato ancora, perchè questo gli avevano insegnato, respira, pensa a respirare, perchè quando non ci riuscirai più allora sarai morto, che poi, lui pensava, in fondo sarebbe stata solamente una preoccupazione in meno, anche se non sapeva cosa volesse dire preoccuparsi. Zamboni il Mago, che non sapeva di essere Zamboni il Mago, si alzò dalla sua postura a novanta scrollandosi di dosso quel po' di polvere che aveva ripulito dal pavimento, schiacciò play e uscì senza dire nulla, non per niente, perchè proprio non aveva nulla da dire, e c'era un po' di vento , il sole era sparito, e la fata se n'era andata sfarfalleggiando sopra i suoi tacchi aguzzi.
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maxpotter alle ore 19:07 |
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