QUALSIASI COSA PASSA PER LA MIA TESTA PASSA PER LA TESTA DI TUTTI,TELEPATIA?
giovedì, maggio 15, 2008
Mi sono addormentato qualche minuto dopo il tuo ultimo messaggio, ti avevo già salutata via sms, o forse un'ora più tardi, colpa dell'adrenalina, o non so quando. Ho chiuso gli occhi a cinque chilometri da te, dopo esserti stato accanto fino all'arrivo della luce, senza aver ascoltato Chaplin. Cazzo quanto volevo fare l'amore, spaventato come un piccolo adolescente alle prime armi, che adesso sono così, poco più grande di un piccolo adolescente alle prime armi, e ho capito come fare quando non ce la faccio, leggo una cosa che hai scritto, allora va meglio, allora posso ricominciare a respirare di nuovo. Ho fatto il test, due palle infuocate, poi di nuovo, tre palle infuocate e giù dritto all'inferno, "la boccolosa avrà fatto peggio" ho pensato, e per questo ho sorriso, mentre preparavo i bagagli, se mai tu dovessi partire all'improvviso e mi volessi accanto. Sento ancora quelle fitte all'anima, e leggo, e leggo, e leggo, è solo la tua assenza, ma lo sapevo, mi dico, e penso che ti hanno bucato il braccio e mi dirai se ti hanno fatto male,lo farai presto, prima che io abbia paura di nuovo, così che possa strapparti di dosso quel malinconico decadentismo che sento anche mio da sempre, ma solo se lo chiederai, se ti importerà. Non ti lascerò sola quando non vorrai rimanere sola, perchè ti amo così, a bassa voce, appoggiato al muro con i riccioli spettinati, ti amo piano, mentre cammino di notte attraverso la città nuda, ti amo quel tanto che basta per sapere che ti amo, mi allaccio le scarpe e vado incontro a chi mi vuole male, poco più grande di un piccolo adolescente innamorato, quasi bello, coraggioso e pieno di te.
Scritto da: maxpotter alle ore 18:43 | link | commenti (2) | categoria:
lunedì, maggio 12, 2008
Il Pinchio ha detto che sono una bestia, mi ha strappato un sorriso, davanti al bancone del solito bar senza luce,l'ha detto con cattiveria, avevo le mani appoggiate alle tempie, strette , e lo sguardo scientificamente scanzonato, mi facevano male i piedi e volevo mangiare. C'è qualcosa che non va in me, dev'essere la voglia di vivere, dev'essere la voglia di morire, dev'essere questo nuovo e immorale senso di inadeguatezza, il richiamo dell' ego borderliner, me l'aspettavo. Mi viene da vomitare a ogni metro, in via Mercatovecchio, in via Manin, in via Treppo, fino a casa, e piscio per due minuti, dentro al cesso rosa, piscio e rimuovo tutto senza sognare più niente, apro il balconcino e il mio cane bianco e nero a pois mi chiama guaendo e imitando le foto degli animali abbandonati ai caselli autostradali, i fiori notturni del giardino cominciano a diffondere i loro profumi di ammorbidente, il sole in discesa chiede attenzioni fotografiche che non ho voglia di concedere, corro fuori e mi confondo con l'erba appena abbattuta dal vecchio decespugliatore, sento l'umidità della terra che mi attanaglia la schiena e la riempie di brividi estivi e di ricordi al ghiacciolo e chinotto, il fragore delle foglie semoventi rallenta i rantoli del mio cervello fino a bloccarli in stand by. Rimango così, con tutto quello che ho di me.
Scritto da: maxpotter alle ore 16:55 | link | commenti (9) | categoria:
lunedì, maggio 05, 2008
Aveva le mani sudate e faceva tenerezza, oltre che schifo. I suoi occhi si lasciavano leggere, dis pe ra zio ne, lo facevano continuamente, ogni sguardo nascondeva acqua e sale, qualcosa scendeva dai condotti confinanti con le ciglia, non tanta roba, qualche luccichio sbiadito, solo ogni tanto. Le sue parole, senza volume, riempivano lo spazio che ci divideva, so li tu di ne, si intuiva il languore di alcuni ricordi belli, il rimpianto di vergognosi gesti non voluti, l'amarezza provocata da un addio acerbo. Cosa cazzo voleva, con quella mano a cercare il mio braccio, la mia spalla, una carezza mi è sfuggita, non so spiegarmi come,e mi si è rotto il cuore. Odiavo quell'uomo, eppure. Se una mia frase, poi, pronunciata con timore, diluita dentro alcuni secondi di silenzio, ssss tronzo, se l'avessi saputo insomma, che forse a volte bisogna anche sorridere, vaffanculo, puzzava di morte lui, rancoroso e rassegnato, come se sapesse di avere sempre sbagliato ogni cosa, come se le sue decisioni non contassero più, finiva per sputare senza dire, non c'è stata pena nel mio ultimo abbraccio, solo squallore, e non mi sembrava vero vederlo andare via lontano, traballante, con quel peso nero sulla testa, padre senza più figli, sorretto solo dalla certezza del mio perdono.
Scritto da: maxpotter alle ore 22:11 | link | commenti (5) | categoria:
venerdì, maggio 02, 2008
Se ne stava lì, seduto, con le gambe incrociate, la barba folta e curata, i capelli bianchi, lunghi, spettinati lievemente dal tiepido vento primaverile, un sorriso largo sotto il naso ingobbito e lungo, gli occhi marroni, malinconici e divertiti, curiosi, la camicia azzurra stirata, un completo grigio scuro Pal Zileri quattro bottoni liso nei risvolti, delle Converse bianche di pelle scucite ai lati, un buon odore da pensione Les Invalides, quella al 129 di rue de Grenelle, si slega dall' asfalto e si dirige verso la Torre Eiffel, la supera camminando fino al Campo di Marte, si stende sul prato curato e verde, di fianco a una famiglia di turisti canadesi e a un gatto randagio bianco e nero, si addormenta dopo trenta secondi, muore dopo un minuto,con il sole in faccia e le suole sporche di merda.
Scritto da: maxpotter alle ore 21:58 | link | commenti (4) | categoria:
mercoledì, aprile 30, 2008
Merlo, non succede, non passa, non circola, fammi volare, fammi vedere, dall'alto suona e sfricchia sulle picchiate sghimberland, senti il rumore delle parole, merlo, sono lettere che arrivano una dopo l'altra e creano dolore, creano speranze, strippami un urlo rauco, merlo, con o senza di te plano emozionato sull'acqua fresca che di notte scorre lungo i viali, verso la luna, con te, sborlotto troppo basso e scruscio i rami di un salice stinto di verde, con te e con te merlo, rubo un bacio veloce flesserman senza che lei nemmeno se ne accorga, con te merlo,con te e con te, mi fermo stanco e strabuzzito dal colore del cielo che racchiude infiniti momenti di quello che sono diventato,la sento ancora, merlo, splinnare non troppo lontano da me, puicco fiacco gli occhi cervone, non spengo il sorriso, tengo le ali spalancate.
Scritto da: maxpotter alle ore 17:45 | link | commenti (4) | categoria:
martedì, aprile 29, 2008
L'ingresso nel padiglione centrale della discoteca " Pintus" è stato veemente. Giorgio elemosinava centesimi davanti al parcheggio insultando chiunque gli si rivolgesse con toni pietistici, la sua tricoprotesi biondo canuta non funzionava affatto bene, pendeva a destra o sinistra a seconda della direzione del vento o dei coppini canzonatori che alcuni sciocchi ragazzini gli imponevano sogghignando. Carlo aveva rimorchiato la solita cinquantenne spanata vestita come Joey Tempest, leader maximo degli Europe, e chiedeva continuamente quanto sarebbe costata l'operazione " sex on the water", ma lei si rifiutava di mercanteggiare ostendando puri sentimenti amorosi dovuti a tre quarti di bottiglia di Southern Comfort. Arnaldo stava vomitando, si era beccato un virus minore di ceppo slavo e aveva deciso che l'unica cura giusta era ammazzarsi di grappa montenegrina easy living, riusciva a piastrare e insultare un parcheggiatore leghista contemporaneamente, i versi gutturali che emetteva, assolutamente incomprensibili per il volgo, venivano brillantemente afferrati dal lavoratore padano che, incurante dei conati del gobbo, lo devastava di calci in culo come se stesse giocando il derby Lumezzane - Albino leffe. Al termine delle inevitabili schermaglie iniziali decidiamo di palesarci all'uscio, dove un enorme buttafuori cocainomane faceva entrare solo uomini fashion e donne che la davano, noi eravamo assolutamente fuori luogo.L 'energumeno ci blocca tutti e quattro con un solo braccio scuotendo la testa disapprovante, Giorgio perde il parrucchino nella profonda pozzanghera antistante il red carpet, Carlo cerca tristemente di corrompere il portinaio con tre e euro e cinquantasette centesimi, Arni si accascia al suolo urlando "forfait", un inutile quanto stupido francesismo spiazzante che irretisce il già incazzato dipendente del "Pintus" il quale, furibondo, inizia a malmenare il redivivo toupè di Boston George scambiandolo per la sua testa. A quel punto, indignati, ce ne siamo andati, maledicendo tutto e tutti, decisi a non farci incastrare mai più da nessun tipo di ceghedaccio del cazzo. Abbiamo cenato con un tris di primi alla trattoria " la pentolaccia", sereni come bambini dentro a un negozio di giocattoli.
Scritto da: maxpotter alle ore 19:32 | link | commenti (3) | categoria:
lunedì, aprile 28, 2008
Ne ho viste due di stelle cadenti l'altra notte, due volte ho pensato a te mentre eri accovacciata a ridere dei miei racconti, il tempo andava avanti come fa sempre quando non dovrebbe, avido di secondi, il battito tachicardico aumentava sfarfalleggiante incurante del cancello che ci divideva da quel pezzo di mare riempito dai nostri pensieri e da moltitudini di sogni gabbianeggianti , non sono riuscito a portarti dove volevo, non c'era verso di far alzare in volo l'astronave che ho messo a punto negli anni aspettando che arrivassi tu, che hai tolto la rabbia che mi esplodeva nel petto e l'hai tramutata in dolcezza, si stava meglio a terra, con quella luna strana, con quel tremolio freddoloso che mi permetteva di stringerti annusando i tuoi capelli boccolanti, semplicemente felice di essere sopravvissuto al passato, di essere lì con te. Dall'alto, mi ha detto chi ci ha guardati mentre volava in cerca di luce, si intuivano due corpi distesti, dentro un'anima sola.
Scritto da: maxpotter alle ore 22:10 | link | commenti (6) | categoria:
giovedì, aprile 24, 2008
Tratto dal "Diario di un anziano segaiolo affranto", autore onanista anonimo. "Pensate realmente che sia facile vivere un' esistenza di depravazioni? Con i denti marci e senza i soldi per il dentista, perchè in realtà i depravati,tutti i depravati,nascono e sopravvivono in condizioni miserrime d'indigenza pugno chiuso e pisello in mano. Credete sia semplice appostarsi agli angoli delle strade, con l'alito puzzone a causa dei denti,a spiare le coppiette limonanti,additati e apostrofati "via tu depravato",ogni giorno,ogni santissimo giorno,"via tu depravato",una cazzosissima nenia,e scappare prima che arrivino i caramba,con la bava agli angoli della bocca e la mazza nella mano destra mentre la sinistra tira su la lampo, e urlare di dolore per gli squarci ai gioielli, cazzo ho preso una buca,e i caramba,e le coppiette,e "via tu depravato", sciupando istanti noir dentro allucinanti videoteche a domandare film hard trans bondage lesbo e chiedere di pagare un po' alla volta perchè non ci sono i pippi e il noleggiatore urla "via tu depravato" qui abbiamo solo film softcore e tutti i clienti ti indicano e urlano uccidiamo il depravato con la bava agli angoli della bocca e l'alito puzzone e i vestiti lerci strappati per le fughe dagli angoli delle strade e le cadute e i parchi e i cespugli e la gente che ansima e io che smanetto e poi mi beccano sempre e corrono tutti corrono corrono corrono corrono,vita aerobica di merda." Dopo attenta lettura, commosso, chiedo scusa a quel giovane voyeur che, il quattordici luglio millenovecentottantasette, alle tre di pomeriggio, nei pressi di un anfratto boscoso del Collio sloveno, è stato preso a calci in culo e inseguito fino a valle al grido di " non è periodo di funghi".
Scritto da: maxpotter alle ore 17:33 | link | commenti (6) | categoria:
mercoledì, aprile 16, 2008
Quando facevamo gli stronzi extraparlamentari di sinistra con lotta continua sotto il braccio, e si andava a rubare la cancelleria all'upim per rivenderla a scuola, e a un coglione più vecchio che suonava il basso una signora settantennte e missina ha spaccato un vaso di fiori sulla testa, ecco, lì ci si sentiva vivi. Era un geranio. I fasci erano pochi ma meglio organizzati, menavano come animali e un paio di volte ho temuto che non ci saremmo più potuti offrire un cannone in compagnia.Io stavo sempre con il Tin, quasi due metri e centoventi chili, uno che dopo le lezioni lavorava nei campi fino a notte, con una forza della madonna e la faccia da maiale. Era la mia guardia del corpo, stravedeva per me e io gli facevo fare qualsiasi cazzata e lui non mollava, fedele e leale e assolutamente stupido, un'autentica polizza contro gli infortuni. Dicevo, i fasci erano pochi e non eravamo più nel sessantotto,solo che noi pensavamo ad altro, loro erano determinati, coesi, cazzuti, noi per lo più drogati, dediti alle bevande alcoliche, teneramente innamorati della patonza, a parte Tin, che non trombava mai, per questo si dedicava anima e corpo alla politica di lotta. Il compagno Franco, che a sedici anni faceva il muratore da venti, organizzò un mezzo treno speciale per una manifestazione con i sindacati, a Bari. Tutto gratis, siamo arrivati e i compagni della cigielle distribuivano panini e birrette, erano le tre di mattina alla stazione di Gorizia, noi eravamo in quattro, baldanzosi e sorridenti, ci hanno piazzato in uno scompartimento con dei triestini fattoni che hanno fumato per tutta la notte e con loro, noi. Girava voce che , laggiù, oltre ai celerini, ci fossero moltitudini di neri ad aspettarci per randellarci, non me ne fregava un cazzo, c'era il Tin con me. Dopo non aver praticamente chiuso occhio, euforici per il solito ladrocinio di gadget ferroviari , siamo scesi in puglia animati dal sacro fuoco, incazzati come cimici in preda a una tempesta ormonale.Riusciamo a defilarci dal gruppone e a sparire verso Bari vecchia. Sembrava di essere a una sfilata di Versace, Scotch non capiva una mazza e indicava bionde e more, una si mette a ridere per un decimo di secondo e noi la trasciniamo ovunque nel giro sbevazzatorio che ci eravamo imposti prima del lancio dei cubetti di porfido. Questa aveva una trentina di amiche, eravamo circondati, perfino il Tin trova delle spasimanti nient'affatto male,diventando, quindi, inservibile per la successiva battaglia di piazza. Alla terza sambuca, pervasi dal senso si colpa, salutiamo l'allegra sarabanda e ci mettiamo in cerca degli incidenti. Persi.Siamo finiti allo stadio san Nicola che accoglieva, all'epoca, decine di migliaia di albanesi, la caritas, viste le nostre condizioni, ci ha rifocillato con una pasta al ragù e alcune bottiglie d'acqua, in lontananza le sirene della polizia, non c'erano cazzi, siamo tornati in stazione, ci hanno perquisiti e siamo saliti sul treno. I fasci erano pochi, noi abbiamo dormito fino a Padova.
Scritto da: maxpotter alle ore 21:47 | link | commenti (7) | categoria:
martedì, aprile 15, 2008
Non mi sento più le dita, crà crà, e mi tuffo nei ricordi belli, li piego dentro ai pugnetti chiusi e verdognoli, crà crà. Ho bisogno di un bacio sul cuore e di strofinare il mio viso sui tuoi riccioli biondi, non volevo farti fuggire quando ho detto che ti amo, volevo solo dirti che ti amo, non lo dico più, non lo faccio più, ora voglio condividere il presente, quello che c'è, quello che mi dai, non mi importa affatto di quello che fai quando non ti guardo, sono arrivato per dare a te la mia tenerezza, la mia comprensione, non potrei mai soffocarti, non potrei mai chiedere cose che non riusciresti a darmi, so chi sei quando sei con me e sei come me,adesso talmente bella che il senso della tua mancanza scopre emozioni che non sapevo di tenere dentro ai miei occhi difficili da guardare, ma tu lo sapevi fare,dopo così poco tempo , leggevi i miei sorrisi e ti perdevi nelle mie parole, che ora sono crà crà, i miei abbracci saranno per te, conosco la tua sofferenza, ti prenderò la mano quando lo vorrai, quando sarà troppo per te anche respirare, e ci sarò, quando avrai paura di vivere, forse dall'altra parte del mare, però mi vedrai , con il braccio alzato a chiamare il tuo nome, e saprai che anche i miei silenzi sono per te.Crà.
Scritto da: maxpotter alle ore 22:50 | link | commenti (14) | categoria:
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