QUALSIASI COSA PASSA PER LA MIA TESTA PASSA PER LA TESTA DI TUTTI,TELEPATIA?
NUMERO 1
Un cesso, un vero cesso mi sentivo ed ero, un cesso inasprito dalla voglia di non esserci mai, di non essere pronto, di non fare e di non dire, un cesso, ma come e dove cazzo fosse finita la mia vita non lo sapevo, ci vuole ritmo, pensavo, ritmo, amore e sentimento, zoccole putride che si scannano per un saluto, alè, e via, non si sputa su una mano tesa. Era tardi ormai, l’ennesimo appuntamento saltato, senza nessuna scusa, Giorgio avanzava lento come Fonzie e intratteneva se stesso sminuzzando innovative e poco plausibili giustificazioni sulla sua triste esistenza. Nadia, come sempre, non era venuta. Un poco playboy e un poco pugnettaro , non abbastanza bello, non abbastanza ricco, certo , intelligente oltre le aspettative di un uomo calvo, ma così era difficile respirare, trattare corpi sublimi che passeggiavano nel suo cervello inondato dallo sbatacchiamento quotidiano di insulse e svenevoli pulsioni matrimoniali. Io non volevo rimanere solo, ma non volevo nemmeno portarmi in casa una rompicoglioni, io non ero Giorgio ma lo capivo, a lui tirava la minchia, come a me, solo che io, ogni tanto, da qualche parte, in qualche modo, lo piantavo, lui no, lui mai. Certo che gli veniva da piangere, ogni sera gli veniva , sdraiato sul letto con gli occhi sospesi addosso al muro pitturato di viola dietro la televisione sempre accesa sul canale delle televendite, gli veniva eccome, con la gastroduodenite e la tosse notturna dovuta alle sigarette che fumavano gli altri, salutista di merda, a che serve se poi ti marciscono i denti e ti cadono i capelli e ti punge una zecca e non muovi una gamba e ti spunta un porro sul naso e ti cala la vista e sei allergico alle lenti, a che serve continuare a incalzare i capelli di una donna senza lentiggini e con il culo più alto del mio mento e le tette che spaventano nidiate di orzowei pronti al combattimento corpo a corpo, merda non ce la faccio, non riesco più a dire di Giorgio e nemmeno a dire di quel che penso io, se penso ancora.
NUMERO 2
Gli anni ottanta ci avevano preparato a un futuro di merda, si sapeva, non eravamo destinati a grandi conquiste, anche se, chi limonava alle medie, non ebbe poi un grande seguito femminile nonostante fosse stato investito dalla riconoscenza del dio danaro. Noi soldi zero, ci invitavano alle feste perché li facevamo ridere, questa è la verità, e non poco , ma alla fine non ci scappava nemmeno un bacino e ci rubavano i dischi che avevamo sgraffignato ad un’altra festa. Eravamo in classe assieme e si frequentava la parrocchia, ogni pomeriggio a passeggiare con i preti e quelle racchione con il crocefisso sul petto, brutte peggio di noi e con la puzza alla patonza. Parlare di aiutare il prossimo andava bene, farlo un po’ meno , e infatti non si faceva un beato cazzo di niente per nessuno, se non per suore e monsignori, ritirare foto, spostare mobili, stronzate così, e non ci sentivamo più buoni per questo, solo più coglioni. Questa storia di Nadia è nata lì, forse, o forse più tardi, davanti al piccolo bar centrale di nome Gelso, che non c’era l’ombra di un albero per chilometri ma andava bene lo stesso. Lei aveva i capelli neri, lunghi, lisci, un neo sul labbro inferiore che sembrava un herpes, magrolina ma con i seni pompati e il naso canterino, stupida come una striscia di catrame, vestita come una contadina ucraina che indossa l’abito della festa, le sue gonne erano pippe per come dimenava il culone, specie per Giorgio. In quel periodo badavo ad altro, cose tipo sport e viaggi in autostop, qualche canna, diecimila sigarette al giorno, una vita simile a quella dei primi tossici degli anni cinquanta, un po’ retrò, un po’ no, era semplicemente paura di crescere, nessuno era abbastanza ricco per poter sognare di diventare adulto.
NUMERO 3
Non ricordo esattamente perché capitò, ma capitò di incontrare l’amore del mio amico in un’osteria, un postaccio in centro sporco di unto e acido di vomito antico, capitò che lei indossasse un vestito nero con gli sbuffi e che i capezzoli si inturgidissero a ogni mia palpata di guance, due bicchieri di un merlot della casa, altri due, altri dieci, un abbraccio e un bacio, a casa sua, il letto sbatteva e il mio cuore rombava, anni e anni fa, come non rombò mai più, ma Giorgio non lo seppe mai, mi tenevo le colpe e cercavo di pensarci solo al mattino, quando mi veniva duro fisiologicamente e non a causa di pensieri sconci e poco adatti all’attaccamento amicale. Non la salutai più, ma la guardavo avanzare seguita dalla saliva dei maschi del paese, morbosamente incantati dal suo incedere, e mentre lo faceva sapevo che, da qualche parte, c’era un uomo basso e con pochi capelli che guardava l’orologio, e ogni passo di lei era un minuto per lui, e l’alito era quel che era, la giacca sdrucita, la fronte sudata.
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maxpotter alle ore 15:06 |
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La mia vita è fatta di una parola sola, addio. Sono come una stazione ferroviaria, ferma, che rifocilla i treni di passaggio che poi salutano e se ne vanno. A volte mi rifanno la facciata, ma resto uguale a sempre, i muri sono quelli. Ho sbagliato , spesso, quando dovevo aiutarmi con il cuore ho lasciato fare al cervello, io, che sono sempre stato capace di perdonare, mi ritrovo con i pensieri inaciditi dal dolore e dal rimpianto. Avrei dovuto, si, avrei dovuto essere più dolce, fermarmi a costruire un rapporto, dare fiducia, meritarmela, avrei dovuto, certo, e invece ho solo distrutto quel poco che avevo. Inseguo l'amore sempre, mi sfugge sempre, rimango solo, sempre, con il rimorso di un momento che avrei potuto vivere diversamente, fissando sublimi istanti disarmanti che non ritornano più, mai più. E il tempo passa, e passano gli addii, mai uguali, addio vuol dire addio, vuol dire fine, addio è basta. Cercare di riparare non è mai facile, di solito impossibile, quando un treno parte, parte, puoi solo accarezzare gli ultimi vagoni di coda con le lacrime agli occhi, puoi solo annusare l'aria e cercare di respirare forte, cercando una via di fuga che non trovi mai. Sono stanco, stanco di sognare e di non vivere, stanco di non provare quelle emozioni che, lo dimentico sempre, non sono dovute, stanco di provare a conquistare immeritati istanti di serenità, stanco di odiare me stesso per quello che sono e per quello che ho fatto, per quelle parole mai dette che avrei voluto dire, per quelle parole parlate inutilmente che non volevano dire nulla, o tutto, solo parole senza nessun domani. Eppure bisogna vivere, fare un tentativo almeno, cercare quella luce affievolita dal tempo e dalla sofferenza, ma non la trovo più, rimango a letto e non mi alzo più, non ci sono più, e vorrei avere un respiro diverso privo di affanni, vorrei provare a dire basta, a dire addio, addio a me, che non voglio più stare qui a vedere treni che passano, e passano, vecchia stazione che sta per crollare, piena di crepe, con le finestre rotte dalle bufere e le colonne avvilite e ammuffite dall'umidità di queste pioggie che non cessano mai.
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maxpotter alle ore 13:28 |
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ROSSE, SCENDONO RIGANDO L'ARIA RAREFATTA, SPALMANO EMOZIONI, FISSANO URLA E GEMITI IN UN MOMENTO, SOLCANO LE GUANCE, CADONO SUL PAVIMENTO DELLA TERRA, SI ASCIUGANO E SPARISCONO CON I RICORDI.
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maxpotter alle ore 11:52 |
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Udine è una città così così. Talvolta mi piace, non sempre, dipende dalla gente forse, non lo so, sono così così. Non vedo più il Filosofo,o meglio, solo di schiena, qualche volta, insegna in un carcere, non sembra contento, credo si senta così così. Ho incontrato i miei vecchi amori, alti e bassi, così così. Ogni tanto, non sempre, solo per pochi istanti, faccio dei sogni strani con il Maggiore Le Gregoire che mi percuote con una carota, non ha più la barba e porta degli strani occhiali neri neri grossi grossi,indossa degli improbabili pantaloni in pelle rosa e si esprime in vernacolo. Giorgio non è più gay, me lo ha confessato Sebastian, il trans brasiliano, anche se continua ad acquistare gonne corte mozzafiato. Mi manca il suo alito Havana Cola, mi mancano anche quei pochi e radi capelli sulla sua pelata traslucida macchiati dai tipici fiocchi forforosi prenatalizi, mi manca la sua erre moscia, la sua zeta sbregata, la sua gi trascinata. I ricordi del nostro amore non sono perduti, ma vivono nella stanzetta fumatori della "taverna dell'angelo". Nadia non è più fidanzata con il calamaro, ora fa la puttana e chiunque può averla pagando cento euro per un quarto d'ora di passione. Pare voglia trasferirsi in Patagonia. E' sempre così triste l'autunno, le strade di tutti si dividono e non si toccano fino alla prima birra chiara al bar "Savio", c'è perfino qualcuno che lavora, come Johnny, ma nessuno sa dove e spesso viene beccato in orari mattutini piegato sui banconi di varie osterie del centro storico, dove intrattiene i clienti sentenziando di calcio, figa e Sex Pistols, anche in inglese. Al Talpa sono venute le mestruazioni, è in cura al San Raffaele di Milano, ma non per quello, mi diceva, ma per un primo accenno di menopausa scoperto durante una visita ginecologica dettata da una candidosi. Come è strana questa città, nel tardo pomeriggio, dopo le cinque, pullula di amebe ben vestite in cerca di gnocca a perdere, li senti parlare e pensi che magari questi scopano veramente, con quelle che escono un'ora più tardi per l'aperitivo in posti "in" dove noi, uomini veri, entriamo solo per fare qualche puzzetta insolente e pestifera. Udine è malinconica, desolatamente retorica, sorprendente a tarda notte, cinica, viscida, accogliente a tratti, se la tira quando non sa che fare, umida, un po' troia, come chi ci vive, come me, come noi, come i vigili che mettono le multe per i ticket scaduti.
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maxpotter alle ore 17:16 |
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Ieri sera stavo bellamente dormicchiando nella mia spaziosa cameretta davanti alla tele, canale cinque, matrix. Discutevano sulla violenza degli ultrà, alè alè alè, quando, d'un tratto, Ignazio La Russa, avvocato e parlamentare di alleanza nazionale, che dio lo benedica, se ne esce con un " la legge che vieta di appendere striscioni negli stadi non è una legge sbagliata, è una legge stupida!" al che, Paolo Cento, noto mariuanomane dei verdi risponde " beh, almeno io sono stato tra i pochi a non votarla" e La Russa " si, beh, io l'ho votata, però......." .Questo vuol dire che l'avvocato Ignazio La Russa, eletto democraticamente dal popolo, quando deve votare una legge che lui ritiene stupida la vota. Ora, va bene, non è la prima stronzata che un nostro politico elargisce così aggratis, ma quelli che hanno votato per lui, che cazzo possono pensare? Mi sono addormentato tardi sognando tutt'altre cose, rassegnato all'evidenza di non dover mai più votare per chicchessia. Poi, stamattina, al risveglio, un risveglio infarcito da giramenti di coglioni vari, acquisto incautamente un quotidiano e, ancor più incautamente, mi sparo la pagina politica. Una premessa, in un paese democratico succede questo: alcune persone, impossessate dal sacro fuoco della giustizia e del benessere della polis, si mettono in testa di poter fare qualcosa per migliorare la condizione esistenziale di esseri umani che vivono entro certi confini tracciati non si sa da chi e che in comune hanno, spesso, la stessa lingua, più altre cosette che non sto qui a dire o che forse non mi vengono in mente. Insomma, costruiscono dei ragionamenti idealistici che poi vengono fatti propri da altri che li propagano e per i quali sono pronti a battersi e a morire, anche se , per il momento, basta votare chi si candida a portavoce delle loro mozioni. Ci possono essere idee diverse, quindi si entra in competizione e ci si confronta alla meno peggio sciorinando manuali di retorica, chi è più bravo vince e governa, l'altro va all'opposizione e si oppone. Quello che si chiede a chi vince è di governare, quello che si chiede a chi perde è di vigilare sull'operato di chi vince in modo da impedirgli di combinare casini inauditi. Da noi non funziona così.Prima che si vinca o si perda i nostri idealisti, amanti del popolo, della giustizia e delle palle di Gritti,cominciano a porre delle condizioni, " io voto per la legge che inibisce l'uso dell' asino a scopo sessuale perchè sei un allevatore di asini però tu, in cambio, mi fai diventare presidente della camera dei deputati",che è un posto dove ci si incontra il lunedì per discutere sui risultati di calcio della domenica, si tira di coca e ci si misura il pisello. Chi vince cerca di rispettare i patti a meno che non succeda di ritrovarsi con un debito pubblico spaventoso e si renda necessario l'aumento della tassazione sui piccoli imprenditori. Il nostro è un paese di piccoli imprenditori, tutti sono piccoli imprenditori, chi vende giornalini usati dentro alle cassette della frutta è un piccolo imprenditore. Quando i piccoli imprenditori protestano il governo traballa, anche grazie al fatto che tanti suoi sostenitori passano con quelli che stanno all'opposizione e che , in Italia, non vigilano come in tutta Europa, ma danno spallate. Insomma, stamattina ho letto sul Messaggero che il voto sulla finanziaria è stato rimandato di un giorno dando modo a Silvio Berlusconi , che dio lo benedica, di poter lavorare per mettere sotto pressione alcuni parlamentari, che non sono diventati presidenti della camera, invitandoli a tradire i propri elettori saltando la barricata e opponendosi al governo che loro stessi hanno costruito.Un po' come La Russa che vota leggi stupide, questi votano contro il governo in cui hanno creduto e che hanno creato. Se sentite un tonfo non vi spaventate, è solo il rumore dei miei coglioni caduti a terra.
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maxpotter alle ore 15:22 |
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Sono invisibile e non ci sono laghi o fiumi o mari sotto di me, solo la tua voce spenta, che non dice più e non guarda più. Se una mano sulla testa è troppo peso per il tuo cervello un tocco d'anima non si evita e si cerca, il palpeggio di un monte di ricordi e di emozioni sovrasta il mio naso appuntito che questa volta non si vede, non sono più lì, sono qui con me, mi tengo compagnia pensando alla bellezza del sorriso di un bambino che prima ho incrociato per strada e che mi ha visto , lui solo lui, appoggiare il mento sotto le suola della scarpa destra, e la tristezza che non c'era prima e non c'è nemmeno ora se ne parte sculettando lontano da me, una foglia color cartone stortecchia un rumore simile a quello del vento che sbatte contro i vetri della mia camera , sviuffvont, che vuol dire che sei vivo e trasparente e quasi morto, a ogni risveglio resusciti e ti metti a camminare con le mani dentro le tasche dei pantaloni e giocherelli con il buco sghembio che ti ci entra il dito e chiami i folletti inforforiti nel gioco del silenzio e poi prendi il tuo posto sulla panchina appena piutturata di verde, e guardi le anatre intirizzite passare sotto di te, colmo di risentito incazzo e sfinito perdono, pentito per come hai vissuto male la tua e bene quella degli altri, vita consapevole e puzzona, mai amata abbastanza.
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maxpotter alle ore 14:24 |
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Cerco la vita dentro i fiori che non mi appartengono, sciamano brillanti idee cibernetiche da un cervello spurgato dalle bacatezze pulp pre grunge. In definitiva, questa società, che noi adoriamo perchè ci permette di cambiare un telefono cellulare al mese e nella quale vivacchiano, sordi a ogni richiamo di pensionamento, branchi di obsoleti e inutili fascisti del cazzo, è giunta bellamente al copolinea.Alla più puttana si può sperare di vivere decentemente solo sparando sentimenti a casaccio tanto per dire di essere innamorati di qualcuno quando poi è assolutamente vero il contrario, fondamentalmente siamo PREGNI del nostro egoismo smisurato e riusciamo solo a rivendicare quel che ci sembrava nostro e che, in realtà, non lo è mai stato. Attualmente sono innamorato. Non so mai cosa pensare quando questo accade, è un po' che è così, che amo, non capisco mai quando comincia ma riesco incredibilemente a intuire quando finisce. Essere romantici può sembrare una stronzata ma che altro rimane se non i sentimenti? Il 740 è quel che è , non ci sono alternative credibili, cambiare le carte in tavola rimane un' utopia e penso che stasera andrò al cinema per l'ultimo film di Francis Ford Coppola, che Dio lo benedica. Il punto, forse, è un altro. Dev'essere che odio tanto tutti da troppo tempo, dev'essere che mi sono rotto i coglioni di sentire gente sputare cazzate, dev'essere che sono sicuro che gli stupidi non abbiano più diritto di parola e di riproduzione, perchè arrivano con le loro faccine candide e spiattellano le loro opinioni geniali come se fosse loro dovere, non lo è, non vi compete, il vostro ruolo nel democratico teatro della vita non esiste, non esistete voi, non esistono le vostre cremine omeopatiche, siete il peggio del peggio, la merda della merda, rubagalline dei miei coglioni, il solo fatto di saper leggere non vi regala il diritto di farlo, potete solo respirare ma anche questo è un furto, un furto d'aria, perchè in giro c'è gente che non ha paura, che vive ogni giorno con niente e che non avrà niente mai, che si mette in discussione a ogni risveglio e piange a ogni rammendo di calzino, che voi, che poi alla fine giudicate senza sapere solo perchè un padre idiota vi ha lasciato qualcosa che non meritavate, indicate a guisa di monatti, ma la peste è altrove, è in questa società fondata sul perbenismo etico occupazionale, sul clericalismo dettato dall'ignoranza della vostra sconclusionata e mediocre esistenza. Pompate ossigeno, tanto vi basti, io continuo ad amare, nonostante voi.
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maxpotter alle ore 21:28 |
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